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Teodora di Bisanzio e la sua fortuna nei secoli/1

Nel turismo, commercio, sport, moda e costume: l’uso dell’immagine o del nome di Teodora è tutt’oggi diffusissimo

 

bianco Teodora

Bianco “Teodora”

L’utilizzo dell’immagine o del nome di Teodora a fini pubblicitari o comunicativi è molto diffuso. A Ravenna, dove il turismo ne favorisce anche un uso commerciale, esiste un bar ristorante «Caffè Teodora» che mostra all’interno la classica immagine dell’imperatrice, e la «linea vending» dalla «Commerciale Adriatica» che produce il caffè Teodora contiene una significativa dichiarazione di affetto localistico all’imperatrice: «Perché chiamare la nostra linea “Caffè Teodora”? L’imperatrice Teodora (è la) paladina della grande Ravenna. Teodora nacque a Costantinopoli intorno all’anno 500, e fu imperatrice bizantina; una imperatrice molto importante della storia della nostra città, Ravenna. Teodora, nome che in greco, significa “dono di Dio”, la sovrana d’Oriente di eccezionale bellezza, affascinante, intelligente, astuta, fu insieme a Cleopatra la donna più amata e odiata dell’antichità, sottoposta alle maldicenze degli storici, perché le società del tempo non tolleravano le donna-protagoniste. Il più famoso ritratto di Teodora è un mosaico che si trova all’interno della basilica di San Vitale a Ravenna». Ancora nella città si trova una società di pallavolo femminile a lei intitolata e, cosa abbastanza singolare, l’ordine degli ingegneri della provincia di Ravenna riproduce nel sito internet la sua immagine di S. Vitale accompagnata da una breve biografia.

moda Teodora

Moda Teodora

Anche al di fuori della capitale ideale dell’Italia bizantina non mancano testimonianze significative in vari settori: esistono il bianco Teodora prodotto nel Gargano e una varietà di rosso Teodora in Calabria, in un caso e nell’altro con la riproduzione del suo viso nel mosaico di S. Vitale sull’etichetta.

L’abbigliamento femminile fa ugualmente la sua parte nel ricordo dell’imperatrice bizantina e Claudia Baldazzi a Milano presenta la «Teodora Collection» di gioielli motivandola così: «Ispirata dal mio amore per la Storia dell’arte, un personale tributo ad uno degli stili più importanti della storia, l’Impero Bizantino, soggetto prediletto dall’Haute Couture. Ammirando i coloratissimi mosaici, i maestosi gioielli della regina Teodora, ero davvero emozionata: tutti quei brillanti gioielli, le colorate pietre preziose, i motivi religiosi, come le dorate croci filigranate, l’oro, tanto oro[…] tutto questo mi ha illuminata. Nasce così la Teodora Collection». Diversi stilisti hanno inoltre dedicato intere collezioni alla figura di Teodora e fra questi Romeo Gigli ispiratosi a lei per realizzare la sua prima linea parigina (del 1989-1990) intitolata appunto «Teodora». La collezione Chanel fatta da Karl Legerfeld per l’autunno-inverno 2010-2011, la Paris-Byzance, riprende ugualmente le atmosfere bizantine, tratte fantasiosamente dai mosaici ravennati.

Lady Churchill

Lady Randolph Churchill, nelle vesti dell’imperatrice Teodora, nel 1897

Anche il costume di Teodora è stato un forte richiamo nel mondo contemporaneo. Lady Randolph Churchill, madre dello statista, e nata americana con il nome di Janette Jerome, nel 1897 si presentò in un’occasione mondana nelle vesti di Teodora, di cui esistono riproduzioni fotografiche, e nel 1900 lo scultore Emil Fuchs realizzò una sua statua in bronzo negli abiti dell’imperatrice, ora conservata al Museo di Brooklin. A sua volta la giovanissima principessa rumena Marthe Bibesco a un ballo del 1902 improvvisò un costume utilizzando antichi abiti e gioielli di famiglia assai simili ai modelli bizantini, che la resero tale e quale a Teodora nel mosaico di Ravenna. Suscitò grande ammirazione, ma la festa fu rovinata da un suo zio paterno, un uomo austero e compassato, che la accusò di avere assunto i panni di una donna di dubbia reputazione. Per protesta contro i rimproveri subiti e contro «le ingiurie di Procopio», negli anni a venire la Bibesco si sarebbe poi data con fervore allo studio del personaggio dedicandole un libro redatto nel desiderio «di liberare l’imperatrice innocente dalle infamie dei terribile Procopio».

 

Per saperne di più su Teodora: Huguette De Lancker, Teodora, imperatrice d’Oriente, 1975

 

 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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