Blog: la bottega di Manuzio

Galla Placidia, l’Augusta

Negli anni cupi del dissolvimento dell’impero, prese parte attiva nelle vicende politiche e nelle dispute religiose

 

 

galla Placidia

Galla Placidia. Solido emesso a Ravenna, a. 426-430.

Elia Galla Placidia, figlia dell’imperatore Teodosio I, visse negli anni cupi del dissolvimento dell’impero romano di Occidente, disgregato dalle invasioni dei barbari. Nata a Costantinopoli probabilmente nel 392, da Galla seconda moglie dell’imperatore, insieme al fratellastro Onorio seguì il padre in Occidente allorché questi due anni più tardi vi si recò per combattere l’usurpatore, Eugenio e qui restò negli anni successivi. Teodosio I morì nel gennaio del 395 e, dopo di lui, l’impero romano, provvisoriamente riunificato, venne definitivamente diviso nelle due parti di Occidente e Oriente, governate rispettivamente da Onorio e dal fratello Arcadio. Sappiamo poco o nulla di ciò che Placidia fece negli anni successivi e la ritroviamo presente a Roma durante gli assedi condotti dai Visigoti di Alarico tra 408 e 410. Nel 410, quando Roma cadde in mano nemica, divenne ostaggio dei Visigoti, che la portarono con sé nelle loro peregrinazioni in direzione dell’Italia meridionale, dove Alarico morì, e di qui fino in Gallia. Qui, nel 414, Galla Placidia sposò a Narbona il re Ataulfo, successore di Alarico, da cui avrebbe avuto un figlio, Teodosio, morto precocemente. Si trattò di un matrimonio del tutto singolare, fra un capo barbaro e una principessa imperiale, il cui scopo politico probabilmente consistenza nella ricerca di una collaborazione fra i nuovi venuti e l’elemento romano. Se anche così fu, tuttavia, non si ebbero risultati tangibili e anzi, allorché l’anno successivo Atualfo venne assassinato, Galla Placidia cadde in disgrazia e fu pubblicamente umiliata dal nuovo re Sigeric, che la costrinse a procedere a piedi per dodici miglia fuori dalla città davanti al suo cavallo.

1. Galla Placidia e i figli

Ritratto raffigurante secondo la tradizione Galla Placidia con i figli Valentiniano e Giusta Grata Onoria. Medaglione di vetro dorato, particolare della croce di Desiderio. Brescia, Museo di Santa Giustina.

In questi tempi travagliati, in cui i barbari invasori continuavano a espandersi, in particolare con l’insediamento dei Vandali in Africa, che finì per sottrarre a Roma l’intera provincia, Galla Placidia si trovò a reggere l’edificio traballante dell’impero e dovette confrontarsi anche con i contrasti fra i generali romani, da cui nel 430 emerse come vincitore Ezio che avrebbe di fatto governato l’impero per parecchi anni. Non seppe tuttavia dare un’impronta decisiva alla conduzione della cosa pubblica e, nonostante gli fosse avversa, alla fine dovette cedere allo strapotere di Ezio, malgrado l’appoggio fornito ai suoi rivali. Al di là dell’ostilità personale, comunque, l’affermazione di Ezio fu un fatto positivo per l’impero perché questo generale continuò per anni a combattere strenuamente in difesa di ciò che restava dell’impero di Occidente finché, nel 454, cadde assassinato.Sigeric non ebbe tuttavia vita lunga e il successore Vallia trattò con il governo imperiale impegnandosi nel 416 a liberare la prigioniera in cambio di un accordo conveniente per i Visigoti. Galla Placidia fu quindi restituita e prese dimora a Ravenna, dove dal 402 si era stabilita la corte, essendo la città ritenuta particolarmente sicura, per sposare qui l’anno successivo il generale romano Flavio Costanzo, principale artefice della politica di quegli anni, da cui ebbe i due figli Onoria e Valentiniano. Costanzo III venne associato al trono da Onorio nel 421, ma morì dopo un regno di pochi mesi e Galla Placidia, qualche tempo più tardi, venne inviata in esilio da Onorio che la riteneva implicata in un complotto di corte. Riparò a Costantinopoli con i figli e di qui rientrò in Italia nel 425 al seguito di un esercito inviato dall’Oriente per deporre l’usurpatore Giovanni Primicerio, che si era insediato sul trono dopo la morte dell’imperatore. Per alcuni anni esercitò il potere supremo come imperatrice in qualità di tutrice del figlio Valentiniano III in minore età, mantenendo la reggenza fino al 437.

3. Mausoleo di Galla Placidia

Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia.

Anche dopo la cessione del potere supremo al figlio, Galla Placidia continuò ad avere un ruolo importante nella vita pubblica, inserendosi nelle dispute religiose del tempo e nella torbida vicenda che spinse Attila a invadere l’Occidente dopo una vaga promessa di matrimonio fattagli da Onoria. Non fu in grado tuttavia di vedere la conclusione della più importante controversia religiosa, suscitata dall’espandersi dell’eresia monofisita, che in quegli anni turbò profondamente il mondo cristiano per essere condannata al Concilio di Calcedonia del 451, né dell’invasione unna respinta da Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici il 20 giugno del 451, perché morì a Roma nel 450. Fervente cristiana, come tutti i membri della casa teodosiana, Galla Placidia fece erigere numerosi edifici di culto, di cui per lo più resta la sola memoria, e fra questi il primo posto è da attribuire al noto mausoleo che porta il suo nome a Ravenna, uno dei capolavori dell’arte tardo antica in cui ancora è visibile l’originaria decorazione a mosaico. Il mausoleo di Galla Placidia, contrariamente all’apparente destinazione,  non ospitò con ogni probabilità i resti dell’imperatrice nonostante il fatto che all’interno si trovino tre grandi sarcofagi imperiali di marmo, che vi furono portati fra il secolo IX e l’inizio del XIV, variamente attribuiti alle sepolture di Costanzo III, Onorio e Valentiniano III. Esiste comunque una tradizione, verosimilmente leggendaria, secondo cui la salma dell’augusta, imbalsamata per sua espressa volontà, sarebbe stata riportata a Ravenna e qui collocata in uno dei sarcofagi del mausoleo. In effetti fino al Cinquecento era possibile vedere, da un’apertura nella parte posteriore, una mummia collocata su una sedia. Nel 1577 però i resti vennero distrutti dal fuoco quando alcuni ragazzi introdussero una candela per vedere meglio all’interno e tutto andò perduto a eccezione di alcuni frammenti ossei.

Galla Placidia come committente artistica nel 426 fece costruire a Ravenna la chiesa di San Giovanni Evangelista a seguito del voto che aveva fatto quando si era salvata dalla tempesta sulla nave che la riportava in Occidente. Nella chiesa erano presenti mosaici raffiguranti due navi nel mare in tempesta, una delle quali trasportava San Giovanni Evangelista che veniva in soccorso dell’imperatrice e i suoi figli. Nell’abside compariva la figura del Cristo con l’iscrizione: «L’augusta Galla Placidia, con suo figlio l’augusto Placido Valentiniano e sua figlia Grata Onoria, scioglie il voto per la salvezza dal mare». Alle pareti della chiesa vi erano inoltre mosaici raffiguranti gli imperatori e i membri della sua famiglia. Tutto ciò tuttavia non esiste più: ne abbiamo soltanto una testimonianza letteraria anteriore alla demolizione avvenuta nel 1568.

Ancora a Ravenna l’imperatrice fece erigere la chiesa di Santa Croce, dove secondo una tradizione più tarda si recava a pregare di notte sdraiandosi sul pavimento, rimasta intatta fino al tardo XIV secolo per poi subire vistose mutilazioni e demolizioni. Anche questa presentava una ricca decorazione di cui restano soltanto alcuni lacerti musivi, su cui però siamo parzialmente informati dalle testimonianze letterarie. Ancora nella capitale imperiale infine si dovettero a lei anche una chiesa del Santo Sepolcro e un complesso monastico dedicato a San Zaccaria.

A Rimini Galla Placidia fece edificare a proprie spese la chiesa di Santo Stefano, mentre a Milano finanziò la costruzione della cappella di Sant’Aquilino, nella basilica di San Lorenzo, anticamente dedicata a san Genesio, in cui restano i residui di alcuni mosaici relativi al periodo in cui l’edificio sorse. Anche in questo caso si pensa che fosse stata eretta per la sepoltura di Galla Placidia, che diffuse il culto di san Genesio, e qui si trova un grande sarcofago in marmo bianco ritenuto per secoli dell’imperatrice. Altrove intervenne infine nelle chiese fatte costruire dai suoi antenati. A Roma promosse il restauro della chiesa di San Paolo fuori le mura iniziata da Teodosio I e completata da Onorio. La basilica di Santa Croce a Gerusalemme fu inoltre rivestita infine di mosaici a seguito di un voto di Galla, Onoria e Valentiniano.

 

Giorgio Ravegnani

 

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