Blog: la bottega di Manuzio

Venezia oggi…e ieri con il Canaletto: Dolo

Nelle architetture, nell’arte e nei luoghi si percepisce ancora intatto il fascino della Serenissima

 

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Giovanni Antonio Canal, il Canaletto, Dolo sul Brenta

Ci sono luoghi, lungo la riviera del Brenta, in cui nelle architetture e nelle atmosfere permane intatto il fascino dell’antica dominante: uno di questi è Dolo.
Il paese fu immortalato in un dipinto del Canaletto dove sembra di percepire ancora l’aria della gaia riviera settecentesca. Anche la penna di Carlo Goldoni ne descrisse l’amenità e la serenità in alcuni versi composti durante i suoi frequenti viaggi tra Venezia e Padova a bordo del burchiello, il battello trainato da cavalli lungo la riviera:

Foto Dolo Canaletto3ridotta

Dolo e il Brenta. In lontananza, il campanile della chiesa di S. Rocco

D’acqua sonanti un mormorio si sente/ Esco all’aperto e riconosco il Dolo/ E dall’alto impinguar vedo un torrente/ D’acque rinchiuse, e pareggiarle al suolo/ E la macchina ammiro agevolmente/Retta al suo fin dagli argani del Molo/ Da cui l’acqua si serba e si sostenta/ per far perenne ai passeggier la Brenta.

Foto Dolo Canaletto1ridotta

Il Molino di Dolo, sopra il Canale di Brenta (XVI secolo)

La storia di Dolo risale all’antichità. Probabilmente mansione romana e borgo medievale, iniziò a crescere in epoca bassomedievale, per poi svilupparsi soprattutto a seguito della deviazione del Brenta attuata fra il 1488 e il 1507 e alla costruzione dei “Molini” nel XVI secolo (terminati nel 1551-52). Questi ultimi permisero, attraverso 12 ruote operanti, l’ascesa economica del paese che poteva vantare uno dei più funzionali mulini della Serenissima. Il nuovo benessere consentì a Dolo di trasformare il piccolo oratorio preesistente in una bella chiesa dedicata a San Rocco.

Foto Dolo Canaletto2ridotta

Il Molino di Dolo

Ambito luogo di vacanze della nobiltà veneziana, Dolo si arricchì nei secoli di case di villeggiatura, meravigliose nella loro ricchezza e sontuosità, che trasformarono il Naviglio del Brenta come un naturale proseguimento del Canal Grande. I veneziani si recavano in campagna molto di frequente, iniziando il periodo di vacanza il giorno di S. Antonio da Padova (13 giugno) fino alla fine di luglio e poi da settembre ai Santi. Qui si trattenevano in compagnia dando feste e ricevimenti raffinati, conducendo quella dolce vita di cui sembra ancora cogliersi l’atmosfera grazie all’immortale arte del Canaletto.

 

 

(Informazioni tratte da Veneto ieri, oggi, domani n.21 settembre 1991)

 


 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.

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