Blog: la bottega di Manuzio

Toponomastica dei mestieri veneziani scomparsi/3

Da San Marco a Santa Croce, arrivando fino alla Giudecca: un altro excursus sui mestieri che non ci sono più

 

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Ponte dei Ferali

Terzo appuntamento con la toponomastica dei mestieri veneziani scomparsi.
Partiamo nuovamente dal Sestiere di San Marco, spostandoci poi al confine tra San Polo e Santa Croce e attraversando infine il Canale della Giudecca per soffermarci su un particolare di quest’isola “misteriosa”.
Andiamo dunque a conoscere altre quattro attività che un tempo animavano una Venezia viva e vitale e che oggi sono pressoché dimenticate: quella dei Ferali, dei Fuseri, dei Tentori e dei Corderi.

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Calle dei Fuseri

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Ramo dei Fuseri

A pochi passi da Piazza San Marco troviamo il Ponte dei Ferali, che prende il nome dai fabbricanti di ferali (fanali). Arte molto diffusa soprattutto nel ‘700, grazie a cui a partire dal 23 maggio 1732 fu illuminata l’intera città di Venezia.

Non lontano da questo ponte si trovano poi la Calle, il Ponte e il Ramo dei Fuseri, dove stanziavano i fabbricanti di fusi. 

 

 

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Calle del Tentor

A pochi passi da Campo San Giacomo dall’Orio, vicino al confine tra i Sestieri di San Polo e Santa Croce, c’è un’ampia e trafficata calle che difficilmente passa inosservata. Si tratta di Calle del Tentor

I tintori, che erano numerosi a Venezia, si dividevano in tre classi: di sete, fustagni e tele.
Tra i tanti colori, lo scarlatto usato da questi artisti godeva di una fama universale tanto che i segreti di questa tintura (come di altre) erano protetti ad ogni costo. Per distrarre il popolo nel periodo di fabbricazione di questa tintura, si arrivò addirittura a diffondere storielle paurose animate da oscuri personaggi (fantasmi bianchi, omacci con cappellone, giganti con lanternino in mano ecc.): ecco come si introdusse nel vernacolo la parola “scarlatto” per indicare un timore senza fondamento.

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Corte dei Cordami

Trasferiamoci infine alla Giudecca e andiamo a scoprire il luogo in cui operavano i Corderi. La Corte dei Cordami era un luogo perfetto per la fabbricazione dei cordami, dato il lungo spazio che permetteva di attorcigliare e tendere le gomene. Qui si può osservare un complesso di casette a schiera in cui ciascun nucleo familiare viveva indipendentemente dai vicini; grandi camini richiamano l’attenzione su questa architettura che è un esempio di edilizia popolare seicentesca tradizionale lagunare veneziana. La corte è passata alla storia anche perché, durante la Serenissima, vi si si esercitava lo sport della “caccia dei tori” e il gioco del pallone.

 

Siamo giunti alla fine del nostro breve tragitto. Un “viaggio” senza pretese enciclopediche ma solo dettato dall’esigenza di conoscere dei particolari di una storia ricchissima, che spesso però finiscono per passare inosservati.

 

(Le informazioni sono state tratte da Un sogno chiamato Venezia, a cura di Aldo Rossi, Venezia 2015)

 


 

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Riccardo Ravegnani

Riccardo Ravegnani

Laureato in strategie di comunicazione con una tesi in storia politica su Venezia nel secondo dopoguerra, comunicatore, web marketer con la passione del giornalismo. Si esprime con una massima di Peter Drucker “La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

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