Blog: la bottega di Manuzio

Toponomastica dei mestieri veneziani scomparsi

Ricostruendo il lato umano della città, attraverso ponti e calli guidati dai nizioleti

 


CALLESCALETER2Percorrere Venezia è sempre una sorpresa. Magari non è agevole attraversare le calli più gremite dai turisti, ma armandosi di pazienza (o magari scegliendo con cura itinerari poco affollati) si può ogni volta scoprire di essere circondati da un universo eccezionale, in cui dovunque riemergono storie dal passato. E ancora tentiamo di “far parlare” questo passato, questa volta riportando alla luce i mestieri di cui non esiste più traccia, ma che sono ben rammentati nei nizioleti.

Lo facciamo con leggerezza, senza un ordine geografico o di altro tipo: semplicemente isolando alcuni luoghi, localizzandoli in breve, raccogliendo alcune informazioni, aiutando coloro che non li conoscono a immaginarli tramite le fotografie.
Nel nostro primo tour alla ricerca della toponomastica dei mestieri veneziani scomparsi abbiamo ritrovato i Botteri, i Tagiapiera e gli Scaleteri.

CALLEBOTTERI1

Calle dei Botteri

Partiamo da Calle dei Botteri, un’ampia calle che si colloca tra San Cassiano e Rialto, nel sestiere di San Polo. Il suo nome trae origine dai costruttori di botti, strumenti che servivano alla conservazione sia dell’olio che del vino. L’Arte dei Botteri era antichissima: esisteva a Venezia almeno dal 1271 e aveva sede di fronte alla Chiesa dei Gesuiti. Non è l’unica strada a ricordare questo mestiere, anzi il toponimo ritorna nei vari sestieri.

TAGIAPIERA1

Sotoportego del Tagiapiera

Non lontano da questa calle, in campiello del Sol, si trova il Sotoportego del Tagiapiera. Anche questo è un toponimo molto diffuso a Venezia e ricorda i luoghi dove c’erano le officine degli scalpellini. Si conoscevano quattro gradi di quest’Arte: garzoni, lavoranti, maestri e padroni dell’officina detti anche paroni de corte perché le officine si trovavano nei cortili all’aria aperta.

SCALETER

Calle del Scaleter

Infine la Calle del Scaleter, che da Sant’Agostin conduce verso campo San Polo, deve il nome a un’antichissima tradizione dolciaria veneziana. Gli Scaleteri, infatti, erano pasticceri che facevano delle cialde sottilissime e fragili chiamate Scalete, che istituirono la loro Scuola a Venezia nel 1493. L’arte si conservò intatta nei secoli, anche se verso la metà del ‘700 una “crisi” ne mise a repentaglio la sopravvivenza. Poiché nella scuola si era introdotto un gran numero di Grigioni (appartenenti al protestantesimo), per qualche tempo gli Scaleteri di religione cattolica decisero di abbandonarla. Almeno finché il Senato decretò che i Grigioni non fossero più accettati nell’arte.

Rimandiamo al prossimo appuntamento per un altro itinerario alla ricerca dei mestieri scomparsi…

 

 

(Le informazioni sono state tratte da Un sogno chiamato Venezia, a cura di Aldo Rossi, Venezia 2015)

 


 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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