Blog: la bottega di Manuzio

La bisca del barbiere Zuane Canea in Frezzeria

Un luogo di malaffare fiorito nella corruzione, dove ci si faceva beffe dell’autorità  

 

frezzeria La bisca del barbiere Zuane Canea in FrezzeriaDal barbiere, durante la Serenissima, non si andava solo per accorciare le chiome e radere il mento; la bottega era un andirivieni di persone, luogo ideale dove sparlare del prossimo e del governo che spesso, come ci raccontano diverse fonti, si trasformava in una vera e propria bisca

I casi sono svariati, molti dei quali concentrati nella zona di San Marco, ma vogliamo approfondirne uno in particolare: la bisca del barbiere Zuane Canea in Frezzeria.

Siamo a metà del ‘700 e Zuane Canea, all’inizio della sua carriera di barbier e peruchier, venne per la prima volta denunciato dagli Inquisitori di Stato: è grazie a questa denuncia che conosciamo le vicende di questo personaggio.

Il 9 dicembre 1738 il Giudice al Magistrato alla Biastema (bestemmia) Pietro Grimani convocò Canea insieme ad altri due biscazzieri, Iseppo Sandelli e Gaetano Gradi, intimando loro di smetterla di favorire i giochi di carte altrimenti li avrebbe fatti marcire in un camerotto.
Gli altri abbassarono la testa ma Canea ebbe l’audacia, enorme per quei tempi, di rispondere che in fin dei conti si trattava solo di cinque o sei clienti i quali, dopo sbarbati, giocavano a Picheto o a Tresette, al massimo qualche volta alla Bassetta con un ducato o filippo a partita.

bari - La bisca del barbiere Zuane Canea in FrezzeriaCosì cominciò la “carriera” del barbiere Zuane Canea, che appena uscito dall’Inquisizione disse a tutti con spavalderia che avrebbe finto di dare ascolto al giudice per pochi giorni salvo poi ricominciare più di prima. E così fece.

Negli anni la sua bottega di barbiere in Frezzeria divenne un luogo di ritrovo aperto giorno e notte dove i bari fraternizzavano con patrizi, preti ed ebrei: semiti e cattolici che, sebbene per vecchie ragioni si odiassero reciprocamente, nel gioco erano in perfetta armonia.
Riuscì a mantenere l’attività in un luogo così centrale di Venezia anche pagando diverse guardie.

ridotto La bisca del barbiere Zuane Canea in FrezzeriaNel 1746 trasferì la bisca sotto le procuratie vecchie e trasformò la sua abitazione nei pressi di Piazza San Marco in un Casino.
Diciotto anni dopo i suoi affari erano ancora in pieno vigore: ce lo conferma una nota giunta fino a noi di un confidente degli Inquisitori di Stato a cui Canea raccontava i pettegolezzi dei suoi clienti di “alto rango”.

Nati e cresciuti in quell’ambiente corrotto e dissoluto, vivo in tutti gli organi della vita sociale, molti barbieri della Venezia del ‘700 correvano il rischio di ricevere qualche ducato di multa, invece di sudare attorno la poltrona, perché attraverso i proventi del gioco potevano godere di una maggiore agiatezza.
Zuane Canea, diventato una sorta di “impresario del gioco d’azzardo” riconosciuto e temuto da tutta la città, ne è l’esempio lampante.

 

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Riccardo Ravegnani

Riccardo Ravegnani

Laureato in strategie di comunicazione con una tesi in storia politica su Venezia nel secondo dopoguerra, comunicatore, web marketer con la passione del giornalismo. Si esprime con una massima di Peter Drucker “La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

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