Blog: la bottega di Manuzio

Il palazzo del mercante innamorato

Tra gli itinerari d’amore non può mancare una visita alla Casa del Cammello, dove un mercante consumò la propria passione infelice

 

DSC02272_bisC’è un palazzo a Venezia, in una zona ancora parzialmente risparmiata dal turismo massificato, che ricorda un amore. Un amore leggendario, forse irreale, ma che comunque avvolge di un’atmosfera fiabesca la Venezia medievale affollata di mercanti ed esotici viaggiatori.

Nel sestiere di Cannaregio, numero civico 3381, vicino al Campo dei Mori, sorge un magnifico palazzetto con una facciata quattrocentesca. Il suo cortile sembra uscire da una favola orientale e la facciata è ornata, sulla parte destra, da una piccola fontanella in stile arabo (funzionante fino a pochi anni fa) e soprattutto da un misterioso rilievo riproducente uno cammello trainato da un uomo.

Il palazzo del mercante innamoratoDSC02274Proprio per quest’ultimo particolare, il palazzo, denominato Mastelli, è più noto come Casa del cammello. Secondo la tradizione sarebbe appartenuto in epoca remota a un ricco mercante egiziano che si era stabilito a Venezia per dimenticare il suo non corrisposto amore per una bellissima e nobile fanciulla della sua terra. Prima di far vela per la laguna, l’uomo l’avrebbe salutata con parole di speranza: “Vado a guarire la mia malinconia in una città che si dice sia la più bella del mondo: se un giorno vorrai raggiungermi, per trovarmi ti sarà sufficiente chiedere dove sorge la casa con il cammello”.

La sua attesa, però, fu lunga quanto inutile, perché l’oggetto dei suoi sogni non si fece mai vedere.

DSC02285_bisDSC02287_bisDSC02290_bisDSC02282_bisChe il rilievo sia realmente connesso a una storia d’amore non lo sapremo mai. 

E’ probabile, comunque, che il palazzo del mercante innamorato sia collegato alle tre statue in Campo dei Mori, raffiguranti i fratelli Rioba, Sandi e Alfani giunti a Venezia nel 1112 dalla lontana Morea, che avevano accumulato un’ingente sostanza trafficando con le spezie. Alle tre statue se ne aggiunge una quarta, che prospetta sul successivo tratto di fondamenta, che sarebbe stato un loro servitore.

Per quello dei tre privo del turbante e dotato d’un naso di ferro, il popolo coniò il nomignolo di “Sior Toni Rioba”, mentre per lo stabile in cui forse abitarono appunto quello di “Palazzo Mastelli” per il fatto che nell’esercizio del loro commercio essi avrebbero fatto uso di tali recipienti.

Avvolto dal mistero, ancor oggi Palazzo Mastelli si erge in tutta la sua eleganza a ricordo, oltre che di una favola d’amore, di una Venezia vivace, ricca, brulicante di ricchezze, viaggiatori e culture.

 

(Ugo Fugagnollo, Bisanzio e l’Oriente a Venezia, 1974 e Un sogno chiamato Venezia, Il sestiere di Cannaregio, a cura di Aldo Rossi, 2015)

 


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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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