Blog: la bottega di Manuzio

Il palazzo da cui fuggì Bianca Cappello

Fuggì a quindici anni da una gabbia dorata, seguendo un amore. E inaugurò una vita avventurosa

 

DSC02269_bisNon lontano da San Polo, passando da Sant’Aponal, si raggiunge una calle che – come spesso capita a Venezia – immerge all’improvviso in una zona appartata, un rifugio protetto e silenzioso. Si tratta della Calle Bianca Cappello già del Ponte Storto. Percorsa questa, alzando gli occhi sugli edifici affacciati sul canale, si osserva un severo palazzo cinquecentesco.

DSC02271_bisApparentemente, il palazzo è solo uno dei tanti. In realtà, invece, fu il palazzo da cui fuggì Bianca Cappello. Ossia fu teatro di un’incresciosa vicenda familiare che indignò il patriziato, ed ebbe per protagonista una bella e triste ragazzina che – come nelle fiabe – era stata chiusa in casa per volere della matrigna.

A quindici anni, la patrizia Bianca Cappello doveva sottostare alla volontà di Lucrezia Grimani, che il padre Bartolomeo sposò dopo la morte della prima moglie. Relegata al secondo piano del palazzo paterno con l’unica compagnia delle cameriere, vide ad un certo punto colui che doveva esserle apparso un’ancora di salvezza: il giovane Pietro, un fiorentino dai modi eleganti, che lavorava nel banco situato proprio di fronte alla dimora Cappello. Dagli iniziali sguardi si passò agli incontri furtivi, durante i quali i due progettarono l’evasione, messa poi in atto all’alba del 29 novembre 1563.

DSC02268_bisDa allora, verosimilmente, Bianca non rivide più il palazzo veneziano in cui era cresciuta né i suoi familiari. Iniziò però una vita avventurosa, che le fece patire stenti e difficoltà ma la condusse anche ai vertici del potere e della ricchezza, fino al tragico epilogo.

Sullo sfondo della Firenze medicea, Bianca aprì subito gli occhi sulla natura avida di Pietro, che l’aveva sposata solo nella speranza di impadronirsi del suo patrimonio e la costringeva a un’esistenza umile e mortificante.

Il destino però le aveva tenuto in serbo una sorpresa: l’incontro con Francesco de’ Medici, figlio di Cosimo, granduca di Toscana, di cui divenne presto l’amante e, più tardi (dopo la morte di Giovanna d’Austria, prima sposa di Francesco), addirittura la moglie. 

DSC02262_bisLa bella veneziana non fu mai amata a Firenze e fu ostacolata da un terribile nemico: Ferdinando, fratello del granduca, che per salire al trono (Francesco non aveva eredi maschi), nel 1587 fece avvelenare fratello e cognata… La verità è stata scoperta solo recentemente grazie a moderne indagini scientifiche sui resti dei due sposi.

Una dose letale di arsenico trascinò nella tomba Francesco a Bianca, a breve distanza uno dall’altra, come se la sorte, unendoli in vita, li avesse voluti indissolubilmente legati anche nella morte.

E la storia ebbe inizio in quel palazzo di Sant’Aponal…

 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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