Blog: la bottega di Manuzio

Veneto della tradizione: L’Epifania

 

 

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Casera che brucia. Foto da wikipedia

Dodici giorni dopo Natale le giornate sono più lunghe: da Nadae un piè de gae, da Pasqueta un’oreta, dice il proverbio. Con l’Epifania si chiudono i 12 giorni più sacri e magici dell’anno, osservando i quali possiamo sapere come andranno i prossimi 12 mesi. La notte dell’Epifania gli animali nelle stalle acquistano il dono della parola. Nei campi i contadini accendono grandi falò attorno ai quali le famiglie cantano, bevono e mangiano la pinza. Nel Padovano il rito, quasi scomparso, è detto pirola parola, nelle campagne di Treviso è il panevin.

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Il fantoccio di una befana

[…] Ma l’avvenimento più importante era l’arrivo della Befana, della vecchia portatrice di doni che tutti i bambini aspettavano con impazienza e paura.
Non si sa quando sia nata la tradizione della Befana, forse tra il XV e il XVI secolo. All’inizio era un fantoccio di vecchia che veniva portato in giro per le strade e poi bruciato. La Befana era dunque una vecchia povera e malmessa, una strega, e all’antico falò si sovrappose il rogo delle streghe. Dicevano i nostri vecchi: “Brusemo la Vecia, che lora la consuma tutto queo che xe passà de bruto e comissiemo la vita nova“.

 

 

 

Testo tratto da “Befane vecchie e nuove” di Marisa Milani, in Veneto ieri oggi domani, n. 73, gennaio 1996.
Per saperne di più sugli antichi riti della tradizione veneta legati all’Epifania: Il Panevin. La notte dei fuochi nel Trevigiano e nel Veneziano e Pirola Parola. Storia e tradizione del panevin de ‘a Pifania di Noale.

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