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Marin Faliero, il doge decapitato

 

Marin Faliero, il doge decapitatoVenerdì 17 aprile 1355, giorno doppiamente infausto. Di sopra, in Sala del Collegio, dov’era stato convocato, il doge Falier fu esaminato da Giovanni Mocenigo consigliere, Giovanni Marcello capo dei Dieci, Luca da Lezze inquisitore e ser Orio Pasqualigo avogadore. Lui, l’ormai settantenne e tremebondo imputato, dovette restarsene in piedi. Gli venne contestata l’accusa di aver congiurato con altri contro lo Stato veneziano, di aver tradito la Promissione solennemente giurata sull’Evangelio bona fine sine fraude, di aver tentato il massacro di tutta la nobiltà cittadina. Poteva smentire, aveva qualcosa da dire a sua discolpa? “Il doge non seppe negare”. 
Però quando Aluica irruppe oltre la pesante porta di fondo, scarmigliata e piangente, disperata e pronta a fare qualsiasi cosa, a subire qualsiasi umiliazione, pur di salvare suo marito, quest’ultimo – stando alla ricostruzione forse fantasiosa di Byron – si riscosse e se ne uscì nella sarcastica espressione: “O di Vinegia legge ammiranda, che la sposa accoglie, sperando che si faccia accusatrice di suo marito!”. 

 

Questa biografia di Marin Faliero, o Marino Falier (1274-1355), il doge che fu decapitato per aver tentato di esautorare il regime oligarchico della Serenissima, è orchestrata, come una tragedia shakespeariana, per colpi di scena: c’è avventura, scontri di caratteri, intrigo, ambiguità, violenza politica, drammaticità sentimentale, fastosità scenografica, nella cornice di una sontuosa e luttuosa Venezia a cavallo tra il XIII e il XIV secolo...
(Giuseppe Campolieti, Camunia 1995)

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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