Blog: la bottega di Manuzio

Le grandi famiglie di Venezia


La carriera del patrizio

 

le grandi famiglie di veneziaIl giovane patrizio entrava nel Maggior Consiglio a venticinque anni (ma ogni anno erano ammessi all’assemblea patrizia prima dei venticinque anni non meno di trenta giovani che avevano estratto a sorte una “balla d’oro” nella cerimonia di Santa Barbara). La Repubblica lo educava nei gradi inferiori delle magistrature, negli uffici e sulle galee, accanto agli anziani, lo immetteva sulla strada maestra delle cariche pubbliche. Ma in contropartita chiedeva al patrizio una dedizione totale e indiscutibile.

Gli ordinamenti ne codificavano la vita nei più minuti particolari: persino il limite delle somme che poteva spendere per feste e banchetti, la quantità e il valore dei gioielli che le sue donne potevano ostentare, la qualità e il costo degli arredi che ornavano le sue stanze, le relazioni che gli era concesso avere con cittadini stranieri e i suoi viaggi all’estero; gli proibivano di accettare onorificenze o incarichi da governi forestieri e, se ne riceveva doni, doveva consegnarli all’erario; l’obbligavano al più attento rispetto formale delle solennità nazionali e dei riti religiosi, gli imponevano di indossare la nera e spoglia toga patrizia, sempre uguale per secoli, gli sacrificavano gran parte del tempo che egli avrebbe voluto dedicare alla famiglia, agli affari, ai piaceri, per curare invece gli incarichi affidategli dal governo.
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Le cariche pubbliche, generalmente, non prevedevano retribuzioni in danaro, anzi talvolta – quando le magistrature erano alte e prestigiose, come le ambascerie e il dogado – avveniva che il patrizio fosse costretto a rimetterci di tasca propria: non vi era neppure la scappatoia di declinare l’incarico, perché il rifiuto costava ammende fortissime e punizioni. 

(testi di Marc’Antonio Bragadin e Maria Grazia Siliato, Mondadori, 1973)

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Riccardo Ravegnani

Riccardo Ravegnani

Laureato in strategie di comunicazione con una tesi in storia politica su Venezia nel secondo dopoguerra, comunicatore, web marketer con la passione del giornalismo. Si esprime con una massima di Peter Drucker “La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

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