Blog: la bottega di Manuzio

La monaca del Sile

 

 

monaca del sile

Secondo la tradizione, pienamente convalidata dalla critica, questo è il ritratto della contessa Marianna Concina, ricordata coma la “Monaca del Sile”. Il ritratto fa parte degli affreschi di una sala di villa Viola, eseguiti da Giambattista Canal probabilmente dopo il matrimonio dell’ex monaca con il conte Andrea Viola.

Marianna, figlia del conte Nicolò Concina e di Teresa, contessa di Strassoldo, nacque a San Daniele del Friuli il 25 agosto 1764. All’età di cinque anni perse la madre, morta di parto.
Era ancora fanciulla quando entrò in monastero come educanda. Compiuto il ciclo di studi, volle farsi monaca nonostante il parere contrario della famiglia. Lei stessa rivelò più tardi che quella scelta non era legata a una vera vocazione, ma a un voto espresso nel corso di una grave malattia che la portò vicina alla morte.
Divenuta suora domenicana nel monastero di S. Paolo, Marianna mantenne una condotta esemplare per tre anni. Poi la sua vita ebbe una svolta decisiva, determinata dalla conoscenza di un uomo. Costui era il conte Domenico Zuccareda di Treviso che nel monastero di S. Paolo aveva una sorella suora. Avvenne che questa si ammalò. Per tenersi informato sulle sue condizioni di salute, lo Zuccareda si recava spesso al parlatorio del convento, dove si incontrava con Marianna, incaricata di portargli le notizia della sorella inferma. Di questa circostanza approfittò il conte per far presa sul cuore ingenuo della giovane monaca. Lo Zuccareda divenne così l’amante della monaca. Persino di notte i due riuscivano a incontrarsi!
La relazione fra il conte e la monaca finì con l’essere scoperta; la notizia si diffuse nel convento e trovò anche il modo di trapelare all’esterno, provocando lo scandalo che si può ben immaginare. Marianna decise di abbandonare la vita religiosa e andare a vivere con lo Zuccareda. Assieme all’amante diede avvio alle pratiche per ottenere lo scioglimento dei voti.

[…] Sciolta dai sacri voti, desiderava sposare il conte Andrea Viola [il procuratore legale e amico che l’aveva seguita nelle pratiche per lo scioglimento ndr], però non per amore, come lei stessa avrebbe confidato a qualcuno, ma come riconoscenza per tutto ciò che egli aveva fatto per lei. Probabilmente il suo cuore rimaneva ancora legato a Domenico Zuccareda, il quale, da perfetto gentiluomo, dopo averla sedotta e spinta a lasciare il convento, l’aveva abbandonata.
[…] Conclusa nel matrimonio la sua romanzesca avventura, la donna non poté trovare quella pace a cui forse aveva diritto. Qualche tempo dopo venne colpita da una grave malattia che la portò alla morte all’età di soli trentadue anni…

 

Per conoscere per intero la vicenda di Marianna Concina, la Monaca del Sile, ricca di avvenimenti che sono stati solo parzialmente riportati: Paolo Pozzobon, Sant’Ambrogio di Fiera, 1980.

 

 

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