Blog: la bottega di Manuzio

Il dramma dell’abbandono dei bambini alla Pietà

 

ospedale pietà

Il Pio Ospedale della Pietà sulla Riva Degli Schiavoni (1686) – Venezia, collezione privata

Nel veneziano quando un bambino è sul punto di piangere e ha quella pietosa particolare espressione che comunica dolore o un dispiacere improvviso, si dice “fa la scafa”.
Alla Pietà, nel seicento, i bambini abbandonati erano accolti per mezzo della “scafetta”, una pietra quadrangolare incavata innestata nel muro di recinzione dell’istituto tra la calle della Pietà e il rio omonimo sull’area dell’odierno hotel Metropole. Di sicuro qualcuno ricorda che in un tempo non molto lontano le stoviglie si lavavano nella “scafa” di casa, termine che secondo il Boerio deriva dal greco col significato di barchetta.
Detta pietra si trovava nella calle interna, di certo non in riva degli Schiavoni, dove le persone che portavano i bambini sarebbero risultate troppo allo scoperto, e comunicava con la camera delle portinare addette all’accoglienza.

guardia alla ruota

Gioacchino Toma (1846-1891), La guardia alla ruota dei trovatelli, 1877

La scafetta non era piccola perché poteva accogliere più bambini, ma il passaggio attraverso il foro era destinato ai neonati, “i nascenti”, e ai bambini di pochi mesi, ma coloro, e non erano pochi, che ne portavano di più grandicelli non si scoraggiavano: o li spingevano a forza attraverso l’apertura spesso ferendoli, o li abbandonavano nei paraggi confidando nella pietà umana.
I cinque registri seicenteschi di entrata della Pietà, chiamati “scafetta”, vanno dal primo marzo 1651 al 28 febbraio 1658, riprendono il primo marzo 1673 fino al 30 luglio 1696, essendo i rimanenti andati dispersi.
La loro lettura rivela un mondo crudo, drammatico, che nulla ha da spartire con la Venezia gaudente e festaiola che conosciamo e da cui il pio ospedale distava poche centinaia di metri.

 

Testo tratto da Graziella, Lugato, De Damnato Coitu. Il dramma dell’abbandono dei bambini alla Pietà di Venezia nel Seicento

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