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Il crollo del Campanile di San Marco

Crollo campanile san marco1La mattina del 14 luglio 1902 alle ore 9.52 il Campanile di San Marco, vinto dalla stanchezza dei secoli, si accasciò su se stesso seppellendo la sottostante Loggetta ed investendo il fianco della Libreria di San Marco. L’angelo d’oro piombò davanti alla porta maggiore della Basilica, dove s’infranse. Nella sua rovinosa caduta il glorioso Campanile non offese neppure una persona e non uccise nemmeno un colombo. 

Ricostruiamo alcuni retroscena del crollo del Campanile di San Marco tramite le testimonianze dirette raccolte dal libro Come eravamo Ottocento/Novecento. Immagini, testimonianze e confronti raccontano il passaggio di un’epoca. 


“Si diffuse rapido e spaventoso un nembo che fece notte. In mezzo a Come eravamo copertina libroquella oscurità tenebrosa vi fu un fuggi fuggi generale”: così il cronista dell’epoca comincia l’articolo per l’edizione straordinaria della “Gazzetta di Venezia”.

Da poche ore il Campanile, costruito nel 1513 “da un architetto di case basse” (come scrisse Marin Sanudo) era crollato, sollevando un enorme polverone, ma senza lasciare vittime sul selciato della celebre piazza.

Era il lunedì del 14 luglio 1902, una qualsiasi mattina veneziana. La Marangona, la campana principale, non aveva neppure scandito il tempo per operai e arsenalotti, perché quello stesso giorno una commissione di tecnici avrebbe dovuto eseguire una perizia sullo stato di salute del Campanile.

Era pericolante, lo si sapeva; ma nessuno pensava a un decesso così violento. Sabato 12 luglio, il nostro cronista aveva scritto sul campanile notizie allarmanti. Per somma precauzione, il Comune aveva ordinato a un’officina di San Marco di costruire grandi tiranti in ferro. Domenica 13 il cronista si era ripetuto, sempre più allarmato. Lunedì 14 i tecnici comunali avevano deciso di fare una verifica “in loco”. Ma non fecero in tempo.


crollo campanile 2Il giorno stesso della caduta del campanile l’opinione pubblica veneziana si era divisa in due opposte correnti: chi affermava che il Campanile fosse caduto per vetustà; chi sosteneva che la torre fosse crollata per insipienza degli uomini. “I lo gà copà quei bogie”, scrisse senza mezzi termini un quotidiano locale.

L’amministrazione comunale, guidata allora dal sindaco Filippo Grimani, non perse tempo e si ritrovò in consiglio il pomeriggio stesso. “Com’era e dov’era” fu lo slogan immediatamente coniato a Ca’ Farsetti per la ricostruzione. 
Com’era e dov’era fu restituito alla piazza il giorno di San Marco del 1912.

 

 


 

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Riccardo Ravegnani

Riccardo Ravegnani

Laureato in strategie di comunicazione con una tesi in storia politica su Venezia nel secondo dopoguerra, comunicatore, web marketer con la passione del giornalismo. Si esprime con una massima di Peter Drucker “La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

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