Blog: la bottega di Manuzio

Campo San Zaccaria – poesia di Giovanni Paludetti

 

Tutti i giorni
la tua candida vela miro
nell’azzurro alzata,
facciata di San Zaccaria.
Discendi, rematrice di sogni,
all’isola dei sogni;
al poeta schiudi
la bianca corona
dei tuoi occhi
fatti dell’aria cerulea
che palpita di mezzogiorno
nell’immobile calura.

 

Tutti i giorni
vedo il tuo arco superno
curvato nel cielo attento
come labbro che arde nel respiro,
facciata di San Zaccaria.
Apri la tua tunica
al desiderio che danza,
dona al pensiero
nel prato del dolore errante
le tue idee bianche
simili a garofani tiepidi
e leggieri. Io voglio
sul tuo corpo d’alba
dissipare tutta
come in un pulsante tripudio
l’ansia accatastata
per lungo ordine d’anni
nella casa della storia.

 

Tutti i giorni
colmo di echi marini
io vengo a te
come a fanciulla dal petto d’avorio
nata nell’isola
nutrice di colombe,
facciata di San Zaccaria.
O bianca dal petto di luce,
fosca s’è fatta l’anima mia.
O volante dalla cimasa che salpa,
a cupa tempesta è giunto il mio respiro.
Contro la tua gota odo battere
il mio cuor fuggitivo,
che salpare vorrebbe
oltre il tuo ricordo
per il fiume lusinghevole
verso l’oceano occulto.

 

Nella luce monda del giorno
nell’acerba novità del divenire
assonnata langue
l’ombra del mio essere;
ai tuoi marmi addossata
l’ultima eco sta del cuore perduto.
Facciata di San Zaccaria,
pelle bianca
pelle lucida
come la buccia del fico agostano,
bianca come il lino,
come il sudore della fronte
di martire innocente,
come il pallore d’una morente,
chiama su te il mio cuore,
non ha misura umana il suo affanno.

 

Tutto nei miei giorni
divampò e si spense;
più non reggo a questo
annegar di luce nel buio.
ora il tuo segreto spirito mi vince,
facciata di San Zaccaria,
anima di letizia,
quietissimo volto,
chiara corolla di luce ricolma.
Sciogli a te l’eburneo cinto,
togli a te la rilucente vesta;
al cuore prodigo, come a corpo
nella tenera acqua la nuda acqua,
offri la luce
carezza di capace mano,
la diversa luce
nudità del corpo aperto.
Ti narrerà di pellegrinaggi lontani
sotto cieli di porpora.

 

Da Giovanni Paludetti, “Polittico di San Lorenzo”, ed. Cantagalli 1972

 

 

 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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