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Antonio Baratella, il poeta sognatore

Coltivò sempre un sogno, quello di diventare precettore dei figli del nuovo doge. Ma ottenne un successo effimero

 

foscari

Venezia, Palazzo Ducale, Porta della Carta: Francesco Foscari inginocchiato davanti al leone di San Marco. Antonio Baratella fu chiamato a Venezia come maestro dei figli del doge Foscari. L’incarico però durò solo dal 1428 al 1429.

Antonio Baratella nacque a Loreggia (Padova) verso il 1385. Il padre Zanino, piccolo proprietario e fattore dei nobili Chiericati di Camposampiero, lo avviò agli studi: scelse per lui la carriera notarile prima e giuridica poi; ma il figlio non amò mai gli studi di legge e preferì frequentare le scuole dell’università degli artisti, ascoltando le letture di matematica e di ottica, ma soprattutto fu assiduo alle lezioni di retorica di Gasparino Barzizza. Cominciò presto a comporre versi. […] Della sua immensa produzione poetica ci sono giunte tredici opere manoscritte.

Composta in lode di Francesco Foscari, eletto doge nel 1423, la Foscara fu un’opera che impegnò il Baratella più di quanto possa far pensare la rapidità della stesura. Impegnò anzitutto il cuore del poeta: perché a quell’opera egli affidò il suo sogno più bello, quello di diventare maestro dei figli del nuovo doge, riceverne naturalmente onore e compenso in danaro, ma soprattutto istruire ed educare giovani destinati a grande avvenire nella città ricca e prospera, politicamente una grande potenza che ricopriva un ruolo particolarissimo.
[…] Alla Foscara Antonio Baratella, il poeta sognatore, affidò tutti i sogni di successo; contò senza nutrire alcun dubbio sull’apprezzamento dei suoi versi. Ma il successo fu effimero. In seguito egli visse un effimero successo quando fu per breve tempo maestro in casa Foscari: ma fu il tempo di una meteora. Per il resto dei suoi anni il Baratella si adattò a ruoli onorevoli in città di provincia: ebbe ancora buon nome come uomo e come maestro, fu rispettato e amato; ma visse i suoi giorni sempre più stancamente, continuando a scrivere agli innumerevoli corrispondenti chiedendo di trarlo da quella grigia monotonia.

(dall’introduzione di Elda Martellozzo Forin, Antonio Baratella, Foscara 1423, Venezia 2014)

 

 

 

 

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