Blog: la bottega di Manuzio

Venezia con gli occhi degli scrittori romantici: la decadenza

Dall’ultima parte del ‘700 e tutto l’800, scrittori e poeti stranieri che visitano Venezia ritrovano nella sua struttura monumentale e nella sua vita particolare le condizioni essenziali per considerarla la città ideale del Romanticismo.
Riportiamo qualche pennellata dai quadri descrittivi di qualcuno dei maggiori poeti europei.

 

George Gordon Byron (1788-1824)
Soggiornò a lungo a Venezia dal 1816 al 1819. Amò molto questa città, di cui però riconosceva la decadenza in una triste nota:

Bayron's_visit_to_San_Lazzaro_by_Aivazovsky_(1899)

Ivan Aivazovsky, Byron a Venezia nell’isola di San Lazzaro degli Armeni, 1899

La popolazione di Venezia, alla fine del secolo diciassettesimo sommava a circa duecentomila anime, nell’ultima verificazione fatta, or sono due anni, non se ne conta che centotremila, e diminuisce di giorno in giorno. Il commercio e gli impieghi governativi, ch’erano le sorgenti della veneta grandezza, scomparvero. Molte case di patrizi sono deserte e a poco a poco verrebbero a mancare, se il governo, inquieto per la demolizione di settantadue palagi in questi ultimi anni, non avesse proibito questo tristissimo ripiego della povertà. Molti avanzi del veneto patriziato sono oggi dispersi sulle rive del Brenta, i cui palagi sono caduti e cadono tuttodì in rovina. La nobiltà non è più che l’ombra di sé medesima; e può dirsi con le parole della scrittura che Venezia muore ogni giorno; e la decadenza è così generale e visibile, che lo stesso straniero se ne attrista, poco avvezzo, a vedere un’antica nazione perire miseramente sotto a’ suoi occhi. Riconosce però che, tranne poche eccezioni, i nobili coll’orgoglio comune a tutti gl’italiani ch’ebbero dominio, si ritirarono da’ palagi che abitavano in mezzo ai loro concittadini, perché il soggiornarvi avrebbe potuto far credere che si fossero acquietati all’onta, e per non avvilirsi sotto alle catene del servaggio; e chiunque quest’odio inutile non verrà meno prima che Venezia sia scomparsa sotto il fango de’ suoi ingombri canali.

 

(da Viaggi e turismo a Venezia dal 1500 al 1900 di Alberto Cosulich)


 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.

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