Blog: la bottega di Manuzio

Sara Campesan: l’emancipazione femminile nell’arte

Quando la forma e il colore diventano arte

 

sara campesanNata a Mestre nel 1924, Sara Campesan è una delle artiste femminili che, dal dopoguerra fino alla contemporaneità, è riuscita a ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto all’interno di un universo maschile come quello artistico, portando ad esiti interessanti le sue ricerche sulla forma ed il colore.

Formatasi sotto Bruno Saetti (artista che unisce all’essenzialità plastica una visione intimistica), Sara Campesan si dissocia dal figurativismo per avvicinarsi, grazie al suo tratto, ad una dimensione non figurativa, che ha come protagoniste prima la materia e poi la luce.

La materia, ciò che ci circonda e che spesso non siamo abituati a osservare con attenzione, viene tradotta dall’artista, ispirata anche da cose apparentemente semplici o banali come un muro o un soffitto, in colore diluito con acqua ragia e unito, a seconda dei casi, con sabbia, gesso o colla e steso in modo da poter essere scalfito, modellato, aggredito dall’artista secondo un processo creativo di stampo informale (si pensi ai sacchi e ai cretti di Burri).

Il colore aggredito, mutato, manipolato è accompagnato da titoli poetici che sottolineano la spiritualità presente anche in ciò che sembra fermarsi all’apparenza. La presenza di spirito e materia all’interno della stessa produzione, si lega alla capacità tutta ed esclusivamente femminile, di saper vedere al di là di ciò che gli altri vedono, una componente doppia che si lega anche alla stessa essenza femminile, angelo e demone allo stesso tempo, concetto che troviamo approfondito in molti testi letterari.

campesan - emancipazione femminile in ambiente artistico L’incontro con Bruno Munari a Milano e il successivo soggiorno a Roma, portano l’artista a dedicarsi al tema della luce ed in specifico alle questioni ottiche legate al movimento. Ciò porta all’introduzione delle forme a spirale e a disco, e successivamente alle composizioni modulari ed alle sculture girevoli, in grado di portare al massimo livello tale ricerca, per finire alle Scomposizioni, nelle quale l’immagine viene suddivisa in moduli che devono essere ricomposti mentalmente dallo spettatore.

L’enorme importanza dell’artista nel ruolo dell’emancipazione femminile nell’arte è visibile non solo nei suoi lavori, ma anche grazie prima alla creazione di Galleria 3950, spazio espositivo gestito esclusivamente da donne, e poi dalla fondazione, a  Mestre,  di Verifica 8+1, luogo di mostre e di sperimentazione per diversi artisti.

Innumerevoli riconoscimenti ricevuti, come nel 1981 l’entrata a far parte della Commissione Culturale dell’Opera Bevilacqua La Masa di Venezia e la medaglia d’argento data dal Presidente della Repubblica ai “Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte”, prove tangibili del suo importante ruolo di donna nelle arti.

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Giulia Jurinich

Giulia Jurinich

Giulia Jurinich, classe 1985, dopo la maturità classica, conseguita presso il Liceo “Franchetti” di Mestre prosegue gli studi all’Università di Roma “La Sapienza”, dove si laurea, con lode, in Studi Storici Artistici sia in Triennale, nel 2008, che in Specialistica, nel 2011. Appassionata di arte contemporanea, pubblica nel 2009 il primo saggio monografico in lingua italiana sull’artista giapponese Takashi Murakami, e nel 2013 un saggio sul fenomeno artistico del Pop Surrealism. Nel 2012 risulta tra i vincitori di un importante contest internazionale e realizza un progetto culturale che ha visto l’interazione tra artisti contemporanei emergenti e studenti del liceo Franchetti di Mestre. Dal 2011 collabora con alcune riviste on line scrivendo di arte e di musica.
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