Blog: la bottega di Manuzio

Quando in convento si festeggiava il Carnevale…

Vita nei monasteri seicenteschi tra isolamento, mondanità e ribellione

 

 Guardi, parlatorio monacheNon c’erano argini che proteggevano dal dilagarsi del Carnevale a Venezia, neppure se questi erano costituiti dalle mura di un edificio di clausura.

Spesso, infatti, in convento si festeggiava il Carnevale e nei parlatori dei monasteri femminili si ospitavano riunioni brillanti, di cui è testimone un dipinto di Francesco Guardi (Parlatoio del Convento di San Zaccaria).

Le infrazioni erano tollerate per rendere meno sgradevole la vita delle religiose, che spesso erano state costrette a monacazioni forzate prive di vocazione. Il destino per lo più si decideva in tenera età e la prassi rispondeva a logiche di natura economica: per l’ingente esborso delle dote, in caso di famiglie agiate ma numerose, si preferiva accasare una o alcune figlie decorosamente piuttosto che tutte con unioni mediocri.

Le inosservanze alla regola spesso non bastavano a queste giovani “affamate” di mondo.

rio monachelleAbbiamo testimonianze di clamorose ribellioni che si susseguirono nel corso del XVII secolo. Nel 1602 furono processate le monache di Santa Croce e di Santa Caterina per pratiche scandalose; nel 1608 due suore di Sant’Anna furono punite per essere fuggite grazie ad alcuni giovani patrizi; nel 1611 una religiosa di San Vito a Murano subì un processo per essere uscita dal monastero in abiti da prete, aiutata da un parroco. A questi si aggiungono poi i casi rimasti impuniti o non documentati, anche per la necessità dei conventi di celare, se possibile, gli scandali fra le proprie mura.

chiesa di santì'annaDi queste donne seppellite “vive nei chiostri per tutta la loro vita” ci parla suor Arcangela Tarabotti, al secolo Elena Cassandra, entrata a undici anni in clausura nel convento delle benedettine di Sant’Anna per volere del padre, che prese i voti nel 1620 e lì rimase fino alla morte nel 1652.

Ansiosa di riscattarsi dalla propria infelice condizione e di urlare al mondo l’ingiustizia, Arcangela studiò da autodidatta in monastero e scrisse opere come la “Semplicità ingannata”, o l’“Inferno monacale”. Qui denunciò con lucidità appassionata “il tormento impareggiabile” che pativano lei e le altre donne private del libero arbitrio e della libertà. La sua fu una violenta denuncia contro le istituzioni, coraggiosa, fragile e solitaria.

The following two tabs change content below.
Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
Elisabetta Ravegnani

Ultimi post di Elisabetta Ravegnani (vedi tutti)

Commenta questo articolo

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *