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Opere d’arte veneziane e la Legenda marciana


Episodi della vita del santo e della traslazione delle spoglie a Venezia nella Pala d’Oro

 

800px-Lion_st_marc_porta_cartaSi avvicina il 25 aprile, festa di San Marco, patrono di Venezia.

Secondo la leggenda, le spoglie del santo giunsero a Venezia da Alessandria d’Egitto nell’anno 828 grazie a un abile espediente dei due mercanti Rustico da Torcello e Bono da Malamocco: per sfuggire ai controlli, il corpo di san Marco fu nascosto in una cesta di ortaggi e di carne di maiale, considerata impura dai musulmani. Dopo un avventuroso viaggio per mare le spoglie arrivarono il 31 gennaio nel porto di Olivolo, dove furono accolte con grandi celebrazioni dal vescovo e dal doge Giustiniano Particiaco. Inizialmente collocate presso un angolo del Palazzo Ducale, trovarono poi definitiva disposizione all’interno della nuova basilica costruita di lì a poco tempo.


opere d’arte veneziane e la leggenda di San Marco
Numerosi sono i legami tra le opere d’arte veneziane e la Legenda di San Marco. Per celebrare l’occasione ne abbiamo selezionate alcune che ricordano episodi della vita del patrono, iniziando con quel capolavoro di oreficeria che è la Pala d’Oro. Iniziata nel X secolo, terminata nel XIII secolo, fu trasformata e rimodellata per secoli a partire da una pala iniziale ordinata dal doge Pietro Orseolo I (876-78) a Costantinopoli.
A commissionare molteplici interventi sull’opera furono i dogi Ordelafo Falier (1105) e Pietro Ziani (1209), con l’aggiunta di gemme e smalti bizantini, in gran parte provenienti da Costantinopoli. Fu durante il dogado di Andrea Dandolo, infine, tra il 1342 e il 1345, che la Pala fu completamente restaurata e assunse l’aspetto attuale.

opere d’arte veneziane e la leggenda di San Marcoopere d’arte veneziane e la leggenda di San Marco
Le dieci placchette smaltate (1105) della Pala d’Oro con gli episodi sulla vita di San Marco e la traslazione del suo corpo a Venezia risalgono al periodo del doge Ordelaffo Falier (1102-1118). Costituiscono il più antico dei cicli figurativi della Basilica e la prima serie di immagini in cui si individuano i capisaldi della Legenda marciana.

 

 

Le scene sono divise in due serie, disposte verticalmente agli estremi del riquadro inferiore. Il loro senso di lettura è orario: dall’episodio situato in basso, a sinistra – San Pietro consacra vescovo San Marco – si termina con quello collocato in basso, a destra – Il corpo di San Marco viene accolto dai veneziani. A sinistra sono collocate le storie relative alla vita, mentre a destra quelle del martirio e del trasferimento del corpo da Alessandria d’Egitto a Venezia.

Le due serie sono unite da placchette che narrano la vita di Gesù. La collocazione non è casuale: il racconto delle gesta del patrono viene così interrotto per ricordare al fedele che la santità di Marco è improntata sull’esempio di Cristo.


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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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