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Le grandi famiglie veneziane: i Tiepolo

Il Libro d’Oro del patriziato veneziano attesta con precisione quali siano state le “grandi famiglie” che parteciparono all’oligarchia della Serenissima nel corso dei secoli. Evitando un elenco completo che sarebbe tedioso, ci si limita qui a ricordare alcune di quelle “grandi famiglie” che diedero alla Repubblica i suoi “sovrani”. Da Orso Ipato a Ludovico Manin, Venezia ebbe 118 dogi, appartenenti a 59 famiglie.

 

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Fu una delle famiglie “apostoliche” più illustri nella storia veneziana intorno al XIII secolo e diede due dogi alla Repubblica. Il primo, Jacopo (1229), fu un valoroso capo militare e famoso giureconsulto. Prima di essere eletto alla suprema carica, fu duca di Candia e due volte ambasciatore a Costantinopoli. Una volta diventato doge, affrontò di petto le numerose rivolte che erano scoppiate nelle “periferie” dell’impero veneziano, prima a Creta, poi nella terraferma veneta.

 

Il secondo doge Tiepolo, Lorenzo (1268), era figlio dello stesso Jacopo, e crebbe all’ombra del potente padre ma dimostrò anch’egli un forte carattere ed una predisposizione per la conduzione dello Stato. Si coprì di gloria conquistando San Giovanni d’Acri e vincendo la guerra contro Genova. Sotto il suo dogato, nel 1271, Marco Polo partì per la Cina. 

TIEPOLOOKLa famiglia subì in seguito un’eclisse a causa della congiura di Baiamonte Tiepolo, nipote di Lorenzo. Era il 1310 quando Bajamonte, spinto da rancore e sfrenata ambizione, insieme ad altri patrizi veneziani ordì una congiura per uccidere il doge Pietro Gradenigo e impadronirsi del potere.
La notte dal 14 al 15 giugno riunì alleati e seguaci nel proprio palazzo, da cui si diresse verso Piazza San Marco per dare l’assalto al Palazzo Ducale. Qui però le cose non andarono secondo i piani: il doge, informato dell’intrigo, allestì la difesa. I cospiratori, intercettati, furono catturati e uccisi o, come nel caso di Bajamonte che riuscì a scappare, dovettero accettare le umilianti condizioni imposte loro dall’esilio perpetuo.
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Come conseguenza, il palazzo dove abitò Bajamonte, che sorgeva presso campo S. Agostin, fu demolito. Proprio in questo luogo, a ricordo degli avvenimenti, esiste ancora una pietra con un’iscrizione e, non lontano, una calle è intitolata proprio al celebre cospiratore (v. art. 16/09/2015).

Nei secoli successivi la famiglia continuò a dare alla Repubblica uomini di grande prestigio, tra cui primeggia l’immortale pittore Giambattista. Esistono tuttora dei discendenti.

 

(Marc’Antonio Bragadin e Maria Grazia Siliato, Le grandi famiglie di Venezia, 1973

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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