Blog: la bottega di Manuzio

La congiura del Tiepolo e la leggenda della “vecia del morter”

congiura - Storie di donne e di congiure

Gabriel Bella, La congiura di Baiamonte Tiepolo

Con la “serrata del Maggior Consiglio” del 1297 l’accesso al più importante organo politico divenne ereditario: vari interventi legislativi, succedutisi dal 1297 al 1323, limitarono l’ingresso solo ai maschi discendenti di casate che avevano già rappresentanti in esso. L’intervento esprimeva un’esigenza di stabilità, resa urgente dai contrasti tra famiglie rivali e fazioni politiche.

Questa trasformazione radicale suscitò però resistenze e tentativi di “colpi di Stato”.
Tra questi, il più famoso fu quello guidato da Baiamonte Tiepolo, Marco Querini e Badoero Badoer che si coalizzarono allo scopo di uccidere il doge Pietro Gradenigo e impadronirsi del potere. La vicenda, cruciale per le sorti della città, è associata a una leggenda che riguarda una peraltro sconosciuta figura femminile.

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La “vecia col morter”

Ecco come si svolsero le vicende.
All’alba del 15 giugno 1310 i cospiratori transitarono con il loro seguito nelle Mercerie per raggiungere la piazza. In quel frangente un’anziana donna che lì abitava, Giustina Rossi, fu svegliata di soprassalto dal rumore del passaggio. Presa dallo sgomento, o forse per un patriottico desiderio di difendere la propria città, scagliò dalla finestra un pesante mortaio, uccidendo il portabandiera.
Il crollo dello stendardo fece nascere uno scompiglio tra i ribelli, che nello scontro con le forze dogali ebbero la peggio.

Da allora, Il 15 giugno fu dichiarato giorno festivo e la “vecia del morter” fu ringraziata e celebrata dal doge. Come ricompensa, chiese e ottenne solo di conservare per sé e i discendenti la sua casa allo stesso canone di affitto. La donna, inoltre, fu autorizzata a esporre al suo balcone la bandiera di San Marco. Oggi al suo posto si vede il busto scolpito di Giustina nell’atto di lanciare il mortaio.

Per saperne di più: Storia di Venezia, città delle donne. Guida ai tempi, luoghi e presenze femminili. Testo storico di Tiziana Plebani

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.

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