Blog: la bottega di Manuzio

La storia della festa della Salute a Venezia

Ancora, come ogni anno, Venezia non dimentica di ringraziare la Madonna per averla liberata dalla peste

 

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Michele Marieschi, Chiesa di Santa Maria della Salute

Grandiosa e imponente, costruita all’imbocco del Canal Grande, la Basilica della Salute torna in questi giorni ad essere al centro della scena veneziana. Come ogni anno, il 21 novembre si celebra la ricorrenza di cui è protagonista, quando i veneziani percorrono in pellegrinaggio il ponte votivo e si recano in chiesa per rendere omaggio alla Madonna.

Sono passati secoli, ma il ricordo della tragedia e della successiva grazia resta ancora scolpito nella memoria popolare: da quando, nel 1631, finalmente i veneziani furono liberati dalla spaventosa peste che in pochi mesi aveva decimato la popolazione.

Ma, per chi non conoscesse ancora la storia della festa della Salute a Venezia o volesse rispolverarla, facciamo un passo indietro.

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Scorcio del Canal Grande dal Ponte dell’Accademia

Era il 22 ottobre 1630 quando il doge Nicolò Contarini, stremato e impotente, pronunciò in San Marco il voto solenne di costruire una chiesa per ottenere dalla Vergine la cessazione del contagio. Da quattro mesi ormai la peste infuriava a Venezia dove, già a settembre, i morti si erano cominciati a contare a centinaia. La città era allo sbando, chi poteva l’aveva già abbandonata: in agosto più di 24 mila veneziani si erano rifugiati in campagna e a dicembre si dovettero dichiarare valide le sedute del Maggior Consiglio anche se non potevano contare su più di duecento patrizi presenti e votanti.

Venezia, purtroppo, aveva familiarità con le pestilenze. Quelle più drammatiche erano state la peste “nera” del 1348 e la grande peste del 1575-77.

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Antonio Zanchi, La peste a Venezia

Il contagio degli anni 1630-31 fu portato dai soldati imperiali che nel 1629-30 erano scesi dalla Germania per investire Mantova, a difesa della quale erano schierate le truppe venete. Il morbo si diffuse dapprima tra i soldati della Repubblica, per poi espandersi a raggiera un po’dappertutto in Veneto e in particolare a Venezia.

Le conseguenze furono disastrose: solo a Venezia, nella sola giornata del 9 novembre morirono 595 persone e in tutto il mese addirittura 14.465. Alla fine dell’epidemia (notificata il 18 novembre 1631) la cifra ufficiale delle vittime fu stabilita in 46.490 persone in una popolazione che, nel 1624, era stimata di circa 142 mila anime. Tra le vittime illustri fu incluso anche il doge, che non poté così presenziare alla posa della prima pietra del nuovo edificio ex voto.

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Francesco Guardi, Il doge si reca presso la Basilica della Salute

La fine della pestilenza nel 1631 diede nuovo vigore per adempiere alla promessa. Come sede della chiesa fu scelto il luogo dove anticamente c’erano un monastero e una chiesa dedicati alla SS. Trinità. La costruzione fu affidata dopo un concorso a Baldassare Longhena, che progettò una chiesa «in forma di corona per esser dedicata a essa Vergine», e terminò con la benedizione del patriarca Alvise Sagredo il 9 novembre 1687.

Da allora, ogni anno nel giorno della Salute, la basilica fu visitata dal doge e dalla Signoria in memoria della grazia ottenuta. Tradizione che continua ancor oggi.

 

(Informazioni tratte da: Venezia. Le origini, lo splendore, il declino, a cura di P. Morachiello – G. Scarabello).

 

 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.

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