Blog: la bottega di Manuzio

La “scafetta” dell’Ospedale della Pietà

Sperando di potersi ricongiungere ai figli abbandonati, le madri affidavano loro un segnale di riconoscimento

 

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Segnale di riconoscimento di un esposto, figlio di un pittore veneziano, ritornato in famiglia dopo 5 anni (olio su tela), 1833 (Archivio storico della Pietà). Da “La Pietà a Venezia”, Istituto Provinciale per l’Infanzia “Santa Maria della Pietà”, Venezia 2008

Donne spesso senza nome, quelle che lasciavano i propri figli all’Ospedale della Pietà a Venezia. Di fondazione trecentesca, il Pio Ospedale accoglieva neonati frutto di relazioni nascoste, illegittime; i bambini venivano lasciati in istituto attraverso la “scafetta”, uno stretto buco nel muro di comunicazione tra la calle e l’interno dell’edificio, antesignana della ruota.

Le madri affidavano i loro figli all’istituto non senza dolore, ma con la piena speranza di poterli un giorno accogliere nuovamente tra le loro braccia, ed è per questo che insieme al bambino, nella scafetta, lasciavano una lettera nella quale spiegavano i motivi dell’abbandono e un “segnale di riconoscimento” cioè la metà di un oggetto a loro caro (monete, orecchini, carte da gioco, immagini sacre, etc.). L’altra metà la tenevano con sé, nell’attesa di ricongiungere le due parti e, quindi, di ricongiungersi al proprio figlio.

 

 

 

 

 

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Alberta Gianquinto

Alberta Gianquinto

Laureata in Conservazione dei Beni Culturali, appassionata di arte, storia e di tutto ciò che la mente umana pensa ed esprime sotto ogni forma... anche la cucina!
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