Blog: la bottega di Manuzio

La quarta crociata o crociata dei Veneziani (1204)/3

Mentre la classe dirigente bizantina era al collasso, Costantinopoli fu abbandonata a un feroce saccheggio

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I crociati conquistano Costantinopoli nel 1204, miniatura del XV secolo

 

(Segue dall’art. precedente La quarta crociata o crociata dei Veneziani /2”).
I crociati, dopo il disorientamento iniziale, si risolsero a tentare l’attacco a Costantinopoli e, in marzo 1204, si vincolarono con un trattato a dare un nuovo assetto all’impero qualora fossero riusciti a conquistarlo.

L’imperatore bizantino sarebbe stato sostituito con un sovrano latino e lo stesso sarebbe avvenuto per il patriarca greco di Costantinopoli; la capitale e la provincia bizantina, una volta conquistate, sarebbero state divise fra i vincitori. I Veneziani, in particolare, avrebbero ottenuto una posizione di rilievo, con la riconferma dei privilegi di cui da tempo godevano a Bisanzio, l’assegnazione di tre ottavi del territorio, l’esclusione dei loro nemici dall’impero e l’esenzione per il doge dal giuramento di fedeltà al sovrano latino. Vennero inoltre fissati i criteri di divisione del bottino, che doveva essere utilizzato in primo luogo per saldare il residuo debito di Alessio IV.

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Tintoretto, La caduta di Costantinopoli

Il 9 aprile furono di nuovo attaccate le mura marittime dalla parte del Corno d’Oro, incontrando una resistenza accanita. Tre giorni più tardi, tuttavia, una coppia di navi riuscì ad accostarsi a una torre, sulla quale misero piede per primi un veneziano e due francesi. Rincuorati dal successo, i cavalieri scesero dalle navi e salirono sulle mura con le scale, conquistando rapidamente quattro torri. Vennero anche prese due porte e, attraverso queste, alcuni soldati riuscirono a entrare in città, occupando il quartiere prospiciente il Corno d’Oro, dove si attestarono per passare la notte.

Alessio V, che aveva guidato di persona le operazioni difensive, cercò inutilmente di organizzare una resistenza e, alla fine, si allontanò da Costantinopoli. Durante la notte, si ebbero tentativi convulsi di nominare un nuovo imperatore, ma la classe dirigente era ormai al collasso e non si ottenne alcun risultato concreto. I più presero la fuga abbandonando senza scrupoli la loro capitale che, forse, avrebbero potuto ancora difendere con successo, dato che almeno i due terzi di questa sfuggivano ancora al controllo degli Occidentali. Il giorno successivo i crociati si misero in ordine di battaglia ma, con loro grande sorpresa, non trovarono nessuno che si opponesse; furono raggiunti soltanto da una delegazione di ecclesiastici e di membri della guardia imperiale che li informò dell’accaduto.

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I crociati entrano a Costantinopoli, incisione di Gustave Doré

Cadeva così la capitale dell’impero romano di Oriente, dopo essere rimasta inviolata per secoli. I vincitori dilagarono indisturbati e, per tre lunghi giorni, Costantinopoli fu abbandonata a un saccheggio indiscriminato che aggiunse altre devastazioni a quelle causate dagli incendi sviluppatisi  nel corso dell’assedio.Vennero profanate le chiese, per asportarne i tesori e le reliquie, i palazzi e le dimore private e la furia dei conquistatori si abbatté indiscriminatamente sulle persone e le cose, distruggendo fra l’altro una grande quantità di opere d’arte. Non si risparmiarono neppure le tombe imperiali, che furono aperte per prelevare gli ornamenti dei cadaveri.

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Eugène Delacroix, I crociati entrano a Costantinopoli

I crociati distrussero per lo più senza alcun criterio, per impossessarsi delle ricchezze, mentre da  parte veneziana si ebbe  maggiore discernimento e le principali opere d’arte furono salvate per essere trasferite a Venezia, dove ancora sono in gran parte visibili. Qualche tempo dopo, passata la furia del saccheggio, si provvide a creare un imperatore latino, nella persona di Baldovino di Fiandra, e alla spartizione dell’impero seguendo i criteri fissati dal trattato di marzo. Terminava così, sulle ceneri di Costantinopoli, l’età aurea delle crociate, dando vita a un impero latino di Oriente, che sarebbe sopravvissuto fino al 1261, quando la città venne riconquistata dai Bizantini. 

 

(Bibliografia: Quarta Crociata. Venezia Bisanzio Impero latino; Alvise Loredan, I Dandolo)

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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