Blog: la bottega di Manuzio

La Maschera del Medico della Peste


Si aggirava tra gli appestati con il suo aspetto lugubre. Poi divenne maschera

 

Tiepolo peste santa teclaRecuperato come abito di Carnevale, la Maschera del Medico della Peste era in origine il simbolo terrificante di un tragica consuetudine.

chiesa della saluteVenezia, città marittima aperta verso il mondo, si imbatté ciclicamente in pestilenze virulente, che stremavano la città mietendo migliaia di vittime.
Per scongiurarne gli effetti e nuove infezioni, i veneziani edificavano templi votivi (come il Redentore e la Madonna della Salute) e si affidavano a un’organizzazione sanitaria ancora acerba per le scarse conoscenze mediche.

Una di queste riteneva necessario, per i medici esposti al contagio, un particolare abbigliamento. Ideato probabilmente dal medico francese Charles de Lorme nel XVI secolo, fu ampiamente utilizzato nella Serenissima durante l’epidemia del 1630, come ricorda il medico veneziano Troilo Lancetta.

grevembroch medico pesteSimili a lugubri uccelli, i medici della peste si aggiravano nella città contaminata indossando una tunica di lino o tela cerata, che voleva impedire che i miasmi si depositassero sull’abito. Tenevano tra le mani (ricoperte da guanti) una bacchetta per sollevare le coltri senza entrare in contatto con oggetti e corpi malsani. Portavano sul capo un cappello e sul volto degli occhiali e, per respingere l’aria infetta, si coprivano con una maschera di cuoio con becco adunco riempito di sostanze aromatiche e spugne imbevute di aceto. Era infatti diffusa credenza che le essenze (fiori secchi, lavanda, timo, mirra, ambra, foglie di menta, canfora, chiodi di garofano, aglio) potessero preservare dalla malattia.

Caduto in disuso nel XVIII secolo, l’abbigliamento del dottore si trasformò in costume carnevalesco: nacque la Maschera del Medico della Peste.
Fu così conservato il ricordo di questo spaventoso emblema di morte, forse per esorcizzare nella sfrenatezza una così tragica realtà.

 

 

 

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Riccardo Ravegnani

Riccardo Ravegnani

Laureato in strategie di comunicazione con una tesi in storia politica su Venezia nel secondo dopoguerra, comunicatore, web marketer con la passione del giornalismo. Si esprime con una massima di Peter Drucker “La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto”.

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