Blog: la bottega di Manuzio

La dogaressa Elisabetta Querini

 

Mogli – imperatrici, sovrane, dogaresse – insomma le first ladies dell’epoca: figure femminili associate a uomini di potere, di cui si trova traccia nell’arte

 

Elisabetta_Querini_Valier

Elisabetta Querini Valier,. Ritratto di Niccolò Cassana. Venezia, Museo Correr

La dogaressa Elisabetta Querini nacque nel 1628 da Paolo e Bianca Ruzzini. Apparteneva alla casata dei Querini Stampalia, una delle più potenti e illustri di Venezia, che abitava il grande palazzo a Santa Maria Formosa. Soprannominata “Betta” dai familiari, ebbe un fratello di nome Ginfrancesco e ricevette una rigida educazione in monastero.

Era ricchissima. Racconta Andrea Da Mosto (I dogi di Venezia nella vita pubblica e privata) che possedeva dieci case a Santa Maria Formosa e una a S. Giovanni Novo, aveva terreni nel padovano, ai Guasti e nel Polesine, un forno alla Mira, molti denari in contanti e molti gioielli di cui è rimasto un inventario. Quando sposò a vent’anni Silvestro Valier, di due anni più giovane di lei, portò in dote 45.000 ducati. Era l’8 luglio 1649. Dalla loro unione nacque un unico figlio morto però all’età di quattro mesi.

Il marito percorse una brillante carriera pubblica coronata, il 15 febbraio 1694, dall’elezione a doge. In questa occasione fu temporaneamente abolito il divieto che impediva l’incoronazione delle dogaresse, in vigore dal 1645.
Elisabetta poté così fare uno sfarzoso ingresso in Palazzo Ducale, arrivando a bordo del bucintoro. Indossava una preziosa veste d’oro ornata di zibellini, il velo bianco, il corno ducale ingioiellato e una collana con una croce di diamanti (l’abbigliamento in cui la ritrae Niccolò Cassana).
Fu l’ultima volta nella storia di Venezia in cui fu concessa l’incoronazione della dogaressa, cosa ormai vietata viste le immense spese statali che feste del genere richiedevano.

Elisabetta andò famosa per il suo carattere forte, che le consentì di influire sulle scelte politiche del marito, e per la munificenza sempre dimostrata a favore dei luoghi di culto e dei bisognosi. Morì il 19 gennaio 1709, nove anni dopo il marito. Nelle sue ultime volontà lasciò erede residuario il cugino Giovanni Antonio Ruzzini, padre di undici figli, affezionatissimo a lei e a Valier, e si dimostrò generosissima beneficiando un gran numero di parenti, amici, chiese e istituti pii.

Di lei resta traccia nell’arte grazie al dipinto di Niccolò Cassana conservato al Museo Correr: qui viene immortalata quando, elegantissima e austera, con sul capo il corno ducale della Serenissima, festeggiava la sua incoronazione a dogaressa.

 

 

The following two tabs change content below.
Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
Elisabetta Ravegnani

Ultimi post di Elisabetta Ravegnani (vedi tutti)

Commenta questo articolo

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *