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Veronica Franco. Gloria e declino di una celebre cortigiana


Prostituta, cortigiana onesta, poetessa, strega e penitente. Tutto in una celebre donna passata alla storia

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Anonimo (seguace del Tintoretto), Presunto ritratto di Veronica Franco


Nel 1574 era una delle cortigiane più famose di Venezia. Nel mese di luglio, Veronica Franco ebbe infatti l’onore di allietare il soggiorno di Enrico III di Valois in città. Nel mezzo dei festeggiamenti in onore del futuro re di Francia di Polonia, fu scelta per trascorrere una notte con il principe, che ripartì di lì a poco con un magnifico ritratto della donna dipinto dal Tintoretto e con due poesie da lei dedicategli.

Allora Veronica rientrava nella categoria delle cortigiane d’alto bordo, definite “honeste”, che univano alle attrattive fisiche quelle intellettuali, coltivate studiando canto e musica, esercitandosi nel ballo, studiando il latino. Non era solo bella: sapeva dipingere, cantare e suonare, scrivere in prosa e comporre poesie, che nel 1575 furono pubblicate in una raccolta intitolata Terze rime, e di cui dava pubblica lettura nei convegni organizzati nella sua dimora sul Canal Grande.

Erano lontani anni luce i tempi dei suoi esordi, quando nel 1565 il suo nome compariva nel “Catalogo di tutte le principali et più onorate cortigiane di Venezia”, un totale di 210 donne di cui si dava indirizzo e prezzo. A quei tempi, il nome di Veronica era associato alla modica cifra di due scudi, guadagnata quando esercitava la professione a Santa Maria Formosa e aveva per mezzana la madre, Paola Fracassa, anch’essa presente nell’elenco.

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Tintoretto, Danae, c. 1570 (Veronica Franco posò per raffigurare Danae)

I successi ottenuti e le potenti amicizie non resero Veronica esente dai pregiudizi dei maligni che, nel 1580, la condussero davanti al tribunale dell’Inquisizione con l’accusa di stregoneria. Il processo si concluse con l’assoluzione; ciononostante, l’esito favorevole non mise pace ai pesanti conflitti morali che assalirono la cortigiana negli ultimi anni di vita.
L’ipotesi sembra confermata da una proposta che fece al doge: la creazione di un ricovero per prostitute pentite. Per la realizzazione dell’iniziativa chiese in cambio un sussidio di cinquecento ducati per sé e i suoi figli, ma il suo progetto non ebbe mai riscontro.

Questioni giudiziarie e crisi di coscienza non furono le uniche angustie della cortigiana giunta alla maturità: a partire dal 1575-76, la donna cominciò a perdere tutte le sue ricchezze arrivando a denunciare, nel 1582, la magra rendita annuale di dieci staie di frumento. Quando morì di febbre a 45 anni, la celebre Veronica Franco, amante di nobili e principi, era povera.

(Per saperne di più: Eugenio Musatti, La Donna in Venezia)

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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