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Gigi Candiani, il pittore di primavere

 

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Luigi Candiani nacque a Mestre il 5 luglio 1903 e a dal 1923 frequentò la scuola d’arte “Ticozzi” di Mestre conseguendone il diploma. Cominciò ad affacciarsi nel mondo dell’arte partecipando alla prima mostra mestrina nel 1926. Da allora le sue opere furono esposte in tutte le mostre collettive organizzate dall’Opera Bevilacqua La Masa e in altre prestigiose manifestazioni artistiche (Quadriennale di Roma ed Esposizione internazionale d’arte di Venezia), dove il pittore ottenne numerosi premi e riconoscimenti.
Pur non essendo artista di professione (di mestiere faceva il fornaio in via Poerio) riuscì comunque a conciliare lavoro e arte, dedicandosi a quest’ultima nei momenti liberi, all’alba, oppure nei giorni festivi. Dopo la morte, il 14 settembre 1963, i suoi lavori continuarono a essere presenti in numerose retrospettive organizzate in Italia e all’estero.

I dipinti di Candiani riguardano soprattutto paesaggi, specialmente veneti, con richiami agli impressionisti. L’artista mestrino fu, come scrisse Diego Valeri, “un pittore di primavere: di tenere primavere nostrane, intonate sul rosa e sull’azzurro, ma che lasciano trasparire un fondo grigetto di mestizia autunnale. Era un elegiaco, assorto nella contemplazione della bella natura, e intimamente penetrato dal ‘sospiro’ ch’essa manda a noi, dalle sue zolle verzicanti e dai suoi alberi d’oro, nella patetiche stagioni di trapasso…”.
A lui è dedicata una piazza di Mestre ed il Centro Culturale ubicato nella stessa.


Di lui scrissero…

Il diario della vita di Gigi Candiani è di una estrema semplicità, una semplicità da leggenda, che sarebbe piaciuta al tempo degli impressionisti a Parigi per creare il “caso Candiani”, com’è avvenuto per qualche altro artista.
(Guido Perocco)

In questo tempo in cui è molto raro trovare l’uomo che crede all’uomo, vedevo succedere a Mestre un fatto straordinario, non diminuito dalla semplicità delle persone. Accadeva che alcuni per andare con Gigi lasciassero lavoro e interessi… Sbaglio forse quando mi rammarico che Gigi Candiani non abbia lasciato Mestre e non abbia saputo fuggire la sua triste condizione. Le nostre radici succhiano ovunque bene e male; conta solo vedere se la pianta è cresciuta ed ha fiorito. La concordanza col mondo in mezzo al quale si viene a stare è quasi impossibile. Il rimpianto che ha lasciato Gigi Candiani dimostra che da molti era stato capito e desiderato.
(Corrado Balest)

Candiani, a cura di Franco Solmi, Catalogo della Mostra, Burano 1980

 

 

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