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Dimore veneziane di personaggi celebri: la casa del Tintoretto

 

tintoretto1Disseminate in città, fra campi, calli o magari affacciate sui rii, compaiono – spesso inaspettatamente – targhe marmoree che attestano la presenza nel passato di noti personaggi. Iniziamo il nostro viaggio alla ricerca delle dimore veneziane di personaggi celebri, che in queste case hanno vissuto oppure solo soggiornato per alcuni periodi.

In questa puntata andiamo alla scoperta di un elegante palazzetto gotico del XV secolo vicino a Campo dei Mori, più precisamente sito nella Fondamenta dei Mori al numero civico 3399. Qui, per vent’anni, abitò Jacopo Robusti detto il Tintoretto, che nacque nel 1518 da Giovanni Battista Robusti tintore di stoffe, professione da cui prese il celebre soprannome.

tintoretto2 (1)Secondo le testimonianze, Tintoretto acquistò lo stabile l’8 giugno 1574 da un tale Francesco di Schietti, per farne la sua dimora e il suo atelier. Ci sarebbe rimasto fino alla morte, avvenuta il 31 maggio 1594, salvo qualche tempo passato a Mantova, alla corte dei Gonzaga. Una lapide marmorea posta sulla facciata ne ricorda la proprietà. 

Alla morte dell’artista lo stabile passò al figlio Domenico, che inizialmente avrebbe voluto lasciarlo in eredità ai pittori come studio di disegni, modelli e rilievi del padre ma invece cambiò idea per ignote ragioni. Ne fu in seguito proprietaria Ottavia, sorella di Domenico, moglie di Sebastiano Casser, e poi i loro discendenti che conservarono il palazzo fino in tempi recenti. 

Ci si può fare un’idea della personalità del grande pittore veneziano citando un aneddoto riportato da Leone Dogo nel suo libro “Questa strana Venezia. Guida delle curiosità storiche e artistiche“.
Jacopo_Tintoretto_-_Paradise_-_WGA22637A quanto si narra, Tintoretto non aveva troppa pazienza con i seccatori. Un giorno, mentre stava lavorando all’immenso quadro ad olio del “Paradiso” che adorna la parete di fondo della Sala del Maggior Consiglio in Palazzo Ducale, gli si avvicinarono alcuni prelati e senatori. Uno di questi, vedendo che egli secondo il suo solito dipingeva con estrema rapidità, non si trattenne dall’osservare che altri pittori come il Giambellino andavano più a rilento e facevano lavori più accurati.

“Può darsi”, rispose brusco il Tintoretto, “ma loro non hanno tutti questi rompiscatole per i piedi”. E riprese a dipingere come una furia.

 

Informazioni tratte da: Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, 1970 – Questa strana Venezia. Guida delle curiosità storiche e artistiche, a cura di Leone Dogo, 1971

 

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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