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Antiche maschere veneziane: Pantalone

Nelle commedie è un vecchio mercante avaro, brontolone e lussurioso

Maurice Sand, Pantalone
Personaggio della Commedia dell’Arte, tra le più antiche maschere veneziane, rappresenta un vecchio mercante spesso ricco, qualche volta avaro, pedante, gretto e brontolone. Nelle scene lo si vede gironzolare con le braccia dietro la schiena, mentre infila ovunque il naso adunco senza smettere di chiacchierare.

Uomo all’antica, di buon consiglio e di saggi suggerimenti, certe volte grave ma più spesso ridicolo, sa alternare toni di buffoneria ad altri di avveduto buon senso, avvicendando così comicità a malinconiche nostalgie.

Non di rado è vittima di amori senili, che in certi casi lo rendono addirittura rivale del proprio figlio. Per questo, è detestato dai giovani perché ne ostacola il matrimonio, anche se alla fine dà la propria benedizione, appianando ogni dissidio.

Commedia dell'arte troupe GelosiPantalone “de’ Bisognosi” (appellativo attribuitegli da Goldoni per l’abitudine di piangere sempre miseria) è alla costante ricerca dei “bezzi”, i soldi dell’epoca, mentre lascia che i suoi servi patiscano la fame, anche per la strana abitudine di cacciarli proprio quando è il momento di mettersi a tavola.

Anche il linguaggio ne rivela la personalità: Pantalone si avvale spesso di massime, proverbi, metafore, termini di bassa trivialità, di cui si serve soprattutto nel pronunciare minacce o maledizioni contro il figlio o contro le donne che si prendono gioco di lui.

Lo stile della maschera è inconfondibile: indossa un giustacuore (giubbetto) rosso; calzoni corti della stessa stoffa e colore del giustacuore, fermati al ginocchio; calze rosse e ai piedi pantofole nere alla turca o scarpe nere di stoffa. In capo porta una Pantalone e Arlecchinoberretta di panno nero a coprire i lunghi capelli bianchi, in vita una cintura nera alla quale è agganciata una borsa che contiene il denaro, sulle spalle una nera zimarra. Il volto di Pantalone si riconosce per l’appuntita barbetta dello stesso colore dei capelli, il naso adunco, i grandi sopraccigli bianchi e la mezza maschera nera, che nel Settecento gli verrà tolta per iniziativa di Carlo Goldoni.

L’origine del nome è avvolta nel mistero, soggetta a varie interpretazioni. Tra le più verosimili, che sia semplice derivazione da San Pantaleone, patrono della città di Venezia; oppure che derivi da pianta-leone, come venivano comunemente chiamati i mercanti veneziani per la loro abitudine di far erigere un leone di San Marco su una colonna in ogni terra di nuovo acquisto. Anche l’uso di calzoni lunghi (pantaloni) che la maschera portava nelle sue prime apparizioni può averne originato il nome.

Una curiosità. Si vuole che il primo Pantalone nella storia del teatro sia stato il padovano Giulio Pasquati, vissuto nella seconda metà del XVI secolo, seguito a ruota dal ferrarese Giacomo Braga.

 

Per saperne di più: Nico Pepe, Pantalone. Storia di una maschera e di un attore, 1981.

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Elisabetta Ravegnani

Elisabetta Ravegnani

Ama i libri fin da bambina. Prima li legge, poi li colleziona, poi li studia, infine decide di raccoglierli. E crea una libreria. Piccola, fuori dagli itinerari commerciali, con lo scopo di offrire quel qualcosa in più, che non si trova sempre in giro. Qualche anno dopo la laurea in Lettere, unendo la passione editoriale con quella per Venezia, si inventa La bottega di Manuzio. Che ancora oggi cresce, con passione, ogni giorno.
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